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Il Mio EPT Kiev - Parte 2

Luca Pagano Kiev

Ndr: se vi siete persi la prima parte di questo articolo, potete leggerlo direttamente da qui.

Ed eccoci finalmente al via ufficiale della sesta stagione dell'EPT! Si riparte da Kiev, tappa assolutamente innovativa per il panorama europeo, legata anche alla “defezione” forzata di Mosca in seguito alla nuova legislazione sul poker “live” del governo russo.

Non avevo mai visitato la capitale ucraina e di sicuro il tempo che un EPT lascia per fare il turista è davvero poco; tuttavia ho avuto modo di intravedere una città dai due volti, un misto di modernità e passato, con zone di grande ricchezza e sviluppo (forse eccessivo) e altre decisamente depresse e povere. Luci e ombre di un paese a due velocità... Credo proprio che avrò voglia di visitare e capire meglio questa nazione in futuro.

Ma torniamo al poker. Nonostante sia ormai “un veterano” dell'EPT, all'inizio di ogni nuovo torneo l'emozione c'è sempre. Anche perché quest'anno mi sento particolarmente desideroso di giocare a poker e di ben figurare nei tornei più importanti, EPT, WSOP e perché no anche all'IPT (Italian Poker Tour) che sta diventando un tour di rilievo internazionale.

Inizio a giocare il Day1A, martedì 18 Agosto, con 129 partecipanti (complessivi 296). Sono bello carico e ho intenzione di approcciare il tavolo con un atteggiamento un po' diverso dal solito, un po' più “loose” con l'idea di giocare qualche mano in più, pur senza esagerare e mantenendo un atteggiamento abbastanza aggressivo.

Entro in vari piatti da subito, ma il primo un po' incisivo non mi è favorevole: l'UTG apre con un raise di 300 e io da UTG+1 chiamo subito, con in mano “pocket tens”; tutti passano fino al bottone che spinge con un reraise a 1000; l'UTG folda ma io voglio vedere il flop, sperando che il bottone abbia spinto con AK in mano. Il flop è 8q 9q Kp: parlando per primo, in queste situazioni è molto importante agire per ottenere informazioni e anche per far vedere che non intendo lasciarmi intimorire, per cui esco con una puntata di 1200, alla quale il bottone controrilancia senza grandi esitazioni di 3000. Ci penso un po' ma mi è abbastanza chiaro di essere indietro, può avere una pocket pair superiore o aver floppato il K; decido di passare, perdo un po' di chips ma evito il peggio: provoco un po' il mio avversario che cede alla tentazione e mi gira QQ!

A questo punto ho già perso un po' di chips e tendo a chiudermi maggiormente, fino a che non mi vengono serviti Qs Jc da cutoff e rilancio: mi chiamano tutti, bottone e bui; c'è qualcuno che rispetta ancora i miei rilanci?

Il flop è pericoloso: Th Js Ah, quindi “second pair” e insight straight draw, ma con un A pericoloso e potenzialità di scala e colore. L'idea resta la stessa: ho posizione (almeno su due giocatori) e voglio continuare ad aggredire. Punto 1400, mi chiama solo il bottone. Il turn riserva la classica carta “a sorpresa”: Kh, quindi scala per me, però possibile colore per il mio avversario (non poteva uscire un altro K?). Il dubbio tra l'avere la mano migliore ed essere irrimediabilmente battuto mi fa propendere per il check, per vedere la sua azione. Punta 1200, meno della mia puntata precedente; potrebbe portarmi via qualcosa in più' se avesse colore, e con questo pensiero in testa, chiamo: il river è un “mattone”, 3c, e tutti e due facciamo check: lui gira Ap 9c, niente di più e con questo risalgo a 33000, in average.

Purtroppo le fasi successive di gioco non mi regalano grandi opportunità, se non un AA con il quale riesco a recuperare un po' di chips perse in precedenza, mandando i resti su un “rag flop” dopo la puntata iniziale del mio avversario di turno.

Dopo quasi sette ore di gioco sono sotto l'average, fino a che il dealer mi serve Ah 6d in early position; penso: ho giocato aggressivo sin a qui, mostrando spesso mani forti, e adesso sono nella condizione di dover recuperare chips, per cui decido di rilanciare di 1100. Vengo chiamato da Alex Dovzhenko, mentre un giocatore in late position rilancia del doppio, che entrambi chiamiamo.

Scende il flop: 8h Ac 4d; opto per l'idea di fare check-raise, in fin dei conti ho floppato top pair anche se con kicker basso, e così faccio, dopo che il giocatore in late position punta 2000, rilancio a 5000 e vengo chiamato da entrambi. Al turn scende per me la carta “killer”, il 6h, che mi da' doppia coppia; essendo oltretutto committato mando tutto, seguito dall'instant call di Dovzhenko (e fold del terzo giocatore), che gira 88. Nessun aiuto dal turn (3c) e per me si chiude così l'EPT di Kiev.

Tutto sommato qualche rimpianto ce l'ho per non aver giocato forse il mio miglior poker, anche se mi sono sentito ben presente al tavolo e in grado di effettuare giocate un po' più spericolate del solito. Vuol dire che la voglia di poker c'è ancora tutta e questo è per me molto importante per affrontare nel modo migliore la lunga stagione dell'EPT.

Adesso si vola a Barcellona per la seconda tappa, ma non senza aver fatto una sosta a Sanremo per il terzo appuntamento dell'Italian Poker Tour al quale tengo molto. Appuntamento allora da Sanremo con il racconto del mio prossimo torneo!

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