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Scommesse, Finanza e Società ovvero l'Italia in Altalena

Scommesse, Finanza e Società ovvero l'Italia in Altalena 0001

E' di pochi giorni fa la notizia della nuova battuta d'arresto subita da alcuni bookmaker esteri (Ladbrokes, Betfair, William Hill, Unibet, Bet 365, Party Gaming, Carmen Media, Stan James, Cassava) nella lotta per il mercato delle scommesse in Italia. A fermare la loro corsa è stata la sentenza della Corte di Cassazione che si è rifatta, per la decisione, al primo articolo della Finanziaria 2006.

A tale proposito, è da rilevare l'atteggiamento ambiguo del governo italiano che, se da un lato continua a mettere al bando gli operatori stranieri adducendo spiegazioni collegate alla necessità di offrire maggiore sicurezza e ridurre il gioco d'azzardo, dall'altro ricorre al mercato delle scommesse per riequilibrare le casse dello stato. Questo non solo supportandolo ma programmando maggiori possibilità di gioco, un incremento delle ricevitorie e dei corner per la raccolta di scommesse e maggiore diffusione di Slot Machines (ops! Volevo dire New Slot o apparecchi di intrattenimento e non quell'altro termine che puzza di gioco d'azzardo).

Per essere più concreti possiamo analizzare i testi delle sentenze emesse dalla VI Sezione della Corte di Cassazione con le quali viene disposto l'annullamento delle decisioni del Tribunale Amministrativo dell'Abruzzo. Questo, da parte sua, aveva concesso la raccolta di scommesse al bookmaker inglese Stanley Betting International. Permesso ovviamente subito revocato dalla Cassazione.

La revoca del permesso è dovuta innanzitutto, stando alla sentenza, alla necessità sociale di limitare la propensione al gioco e di evitare infiltrazioni criminali nel settore. In altre parole il divieto di accedere al mercato italiano è conforme alle norme del trattato CE in merito all'ordine pubblico che prevede la possibilità di applicare restrizioni alla libera prestazione dei servizi per motivi sociali e di sicurezza nonché per la protezione degli utenti. Da notare, per inciso, che la Stanley Internazional Betting, ha soddisfatto i requisiti in merito alla pubblica sicurezza anche se questo non è sembrato avere alcun valore per il tribunale. Nulla da dire, la necessità sociale di ridurre il gioco d'azzardo, anche se non condivisibile, è una ragione in se logica e corretta.

Il dubbio sorge però leggendo alcuni dati riguardanti i giochi di fortuna promossi dallo Stato ed ai proventi ottenuti con essi. Nell'ambito della finanziaria 2007 il governo ha deciso la liberalizzazione del settore delle scommesse con l'apertura di 6300 ricevitorie e 10 mila punti per le scommesse sui cavalli. Intanto vengono pubblicati i dati sui guadagni prodotti dai giochi di fortuna e dalle scommesse gestite dai monopoli di stato: dal 2002 al 2005 il ricavato è stato di 28,4 miliardi di euro (un incremento dell'82%). Crescita dovuta principalmente alla grande diffusione dei così detti apparecchi di intrattenimento. La liberalizzazione in questione è tesa a raddoppiare le entrate entro i prossimi due anni. Le misure tributarie previste per il settore degli apparecchi d'intrattenimento porteranno alle casse dello Stato almeno 300 milioni di euro entro la fine del 2007 ma, stando alla relazione dei tecnici, con la riduzione dell'evasione fiscale e lo sviluppo mirato dei giochi gli incassi dovrebbero arrivare a quasi 8,8 miliardi di euro.

Che lo stato ce la stia mettendo tutta per mantenere le promesse di guadagno risulta chiaro dai dati di diffusione delle "Newslot" (dati forniti da AAMS) nel primo semestre del 2006: 164.693 nuovi apparecchi installati. Quello che però turba maggiormente è la maggiore varietà dei luoghi in cui si possono trovare questi dispositivi: ricevitorie, bar, ristoranti ed anche spiagge. I proventi delle giocate sono ammontati nel primo semestre 2006 a 188 milioni di euro per un incremento del 40%. Un commento a parte meriterebbe l'invenzione del lotto istantaneo che da qualcuno è già stato indicato come "casinò a cielo aperto".

Ora, se questi dati indicano una coerente linea d'azione con quanto la finanziaria 2007 si è prefissa, non altrettanto coerente sembra essere la sentenza della corte di cassazione in merito alla revoca del permesso alla Stanley Betting International che adduceva come motivazione principale la necessità di ridurre il gioco d'azzardo o, almeno, garantirne la sicurezza.

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