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Il Diario di "Topkapias" da Las Vegas

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Con questo articolo si apre un piccolo “tris” di reportage da Las Vegas per raccontarvi il mio soggiorno nella “città del peccato”; spero possiate divertirvi.

Si parte mercoledì primo luglio da Venezia; la compagnia è fantastica: sono con me infatti tre amici coi quali si instaura un rapporto praticamente perfetto, Andrea Ferrari, Sunny Fattahy (molti di voi li conosceranno, sono i floormen dei tornei che vengono organizzati da Luca e Claudio Pagano), e la ragazza di Andrea, Cinzia.

L’inizio non è spettacolare, l’aereo ha un’ora di ritardo e considerato che a New York avremo solo un’ora e 45 per effettuare lo scalo, abbiamo tempi strettissimi. Va tutto bene, invece, anche se il volo per me è davvero pesante, tra cervicale massacrata, il fatto che non prendo sonno, e pasti al limite della commestibilità. Gli altri dormono come ghiri, e la mia invidia è a livelli mai toccati prima.

Si arriva a Las Vegas puntualissimi e strafelici. Per me è la seconda volta dopo l’anno scorso e la sensazione è la stessa: arrivare nella città del gioco, per un giocatore, è qualcosa di davvero emozionante. Purtroppo la vera sorpresa è che nessuno dei tre bagagli è arrivato a Sin City; sono tutti fermi a New York….. Ci tranquillizzano sul fatto che arriveranno in serata direttamente recapitati in albergo….speriamo bene.

L'albergo è il Riviera, destinazione obbligata per chi non vuole spendere tantissimo, e comunque sia ha in ogni caso una camera gigante con un letto gigante, e un infinito casinò se ci si sveglia nel cuore della notte e non si sa che fare. La prima notte io sono praticamente inservibile e mi butto nel letto senza più aprire occhio fino all’indomani; intanto, fino a notte fonda, dei bagagli non si ha notizia.

La prima mattina di Las Vegas è affascinante. Io scendo al casinò per fare colazione, e siccome non mi faccio mancare niente, convinco gli altri a infarcirsi di buon mattino, di cibi...proteici... quali uova fritte, bacon, salsicce e Budweiser. Essere in forze alle 10 del mattino è quello che ci vuole per affrontare la prima giornata di poker. Alle 10 e mezzo, dopo un po’ di prove alle slot machine, arrivano le tanto sospirate valigie, possiamo finalmente cambiarci e uscire dal guscio che ci ospita.

La mia destinazione principale sarà il Venetian che ospita la poker room più grande e bella di Vegas. Arrivo il primo pomeriggio dove sta partendo un torneo “330 deep stack”, uno dei famosi tornei che fanno parte del pacchetto denominato “extravaganza” dalla direzione della poker room, uno dei più apprezzati a Las Vegas.

Decido di giocare molto aggressivo, provare a fare chips da subito, ma la tattica si rivela sbagliata perché incoccio contro un ragazzo davvero bravo che non si fa intimorire dai miei continui raise e reraise e mi rilancia sopra spesso e volentieri. Il risultato finale è che esco al terzo livello con set over set 10 vs K, con la consapevolezza comunque di essermela giocata senza il timore di uscire dopo un po’ divorato dai bui.

Mi fiondo al cash dove le cose vanno decisamente meglio. Mi siedo all’1/2 e il tavolo non è difficilissimo, sono di fianco a un giocatore olandese col quale fraternizzo tantissimo, è probabilmente il più tecnico del tavolo tra mariti che hanno le due ore d’aria dallo shopping con la moglie, e giocatori iper tight che se giocano sai che sono “belli carichi”.

La mano che mi fa volare in alto è questa: ho una coppia di 4 da UTG e raiso un per tre chiamato da 4 giocatori. Il flop è basso, ma ci sono due picche, i bui checkano, io vengo fuori 12, chiamato solo dal big blind, turn Q, che per me è una carta piuttosto pericolosa. Il BB esce 35, io chiamo, turn un 7 che raddoppia il board, e il mio oppo mi spara 120 in faccia. La mia chiamata dopo una lunga riflessione si rivela proficua. Il ragazzo mostra 89 in open straight draw sin dal flop. Il mio ragionamento è stato abbastanza facile, anche se mettere più di un centone dentro una singola mano è sempre pesante: innanzitutto il BB non ha puntato al flop dove ci sono due picche e se avesse avuto qualcosa di chiuso lo avrebbe probabilmente fatto; al river la puntata è troppo grossa, l’unica carta che può spaventarmi è la donna, ma non penso che solo con la Q il tipo sarebbe uscito puntando dopo che io avevo condotto la mano preflop e a al flop, avrebbe probabilmente aspettato il mio bet per eventualmente solo fare call; difficile quindi pensare che potesse avere una mano.

Dopo questa mano mi limito a tenere il tavolo sostanzialmente sotto controllo ed esco dopo 5 ore, con un più 400 dollari. La sera riparte da un 120 $ “defaticante”, che mi vede uscire al primo livello ancora una volta set over set….. La differenza tra cash e tornei….. E non dico altro.
Alla prossima…..

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