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World Series of Poker: Intervista al Campione delle WSOP Joe Cada, Parte Prima

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Matthew Parvis
5 min read
Joe Cada

Se non lo avete saputo finora, allora vivete sotto una roccia. Joe Cada, un professionista sponsorizzato da PokerStars, è il nuovo campione del World Series of Poker Main Event. PokerNews ha intervistato il fresco campione al Rio per parlare dei suoi pensieri al tavolo finale e molto altro.

A proposito della lunga attesa da luglio a novembre. Probabilmente avrai immaginato il tavolo finale nella tua testa un migliaio di volte; com’è stato vederlo accadere nella realtà rispetto a come lo avevi visualizzato nella mente?

Speravo di accumulare chips all’inizio per poi giocare con uno stack più consistente. Inoltre, volevo giocare la maggior parte delle mani in cui ero in posizione, ma sfortunatamente non è successo. Mi sono ritrovato bloccato con questo stack e sentivo come se stessi giusto sopravvivendo per le prime 10-12 ore di gioco, facendo solo delle three-bet e prendendo. In alcune occasioni, mi sono messo nei guai e ne sono uscito grazie alla fortuna.

Sei rimasto sorpreso di quanto c’è voluto per vedere le eliminazioni a questo tavolo finale?
Non immaginavo che avremmo giocato in sette per 10 ore. Avevo la sensazione che ci sarebbe voluto tempo, ma non così tanto.

Durante la tua preparazione per il tavolo finale, hai guardato le puntate su ESPN e hai osservato il modo di giocare dei tuoi avversari?

Ho visto i vari montaggi, ma hanno tolto così tante mani. Tutto quello che sapevo prima di iniziare era che sarebbe stato un lungo cammino. Nei quattro mesi di attesa, ho studiato i miei avversari per adeguarmi al loro gioco. Alcuni dei finalisti hanno ingaggiato un coach, altri come Phil Ivey hanno giocato più chiusi del solito. Quindi mi sono comportato di conseguenza al gioco del mio avversario al tavolo finale piuttosto che seguire una strategia complessiva.

A proposito del "fattore Phil Ivey." Non solo avevi la pressione di giocare un tavolo finale WSOP, ma anche, senza dubbio, di trovarti davanti al migliore giocatore del mondo che cercava lui stesso di conquistare la vittoria. Hai considerato qualche strategia da attuare nei confronti di Ivey?

Non proprio, lui non ha mai avuto abbastanza chips con cui poter essere pericoloso. Il suo gioco è stato in qualche modo limitato dal suo stack. Bisognava soltanto considerarlo come un altro giocatore qualsiasi. Gioco contro un sacco di grandi avversari online che hanno molta esperienza nei tornei. Phil Ivey è uno dei migliori giocatori al mondo, ma il gioco short stack è molto diverso da quello deep stack.

Parliamo di qualche specifica mano ora. Dicci della mano asso-jack quando ti sei ritrovato contro asso-re di Jeff Shulman che ti ha azzoppato.

Prima di tutto, in quel momento stavo aprendo un sacco di piatti. Shulman in precedenza mi aveva sempre controrilanciato leggermente e d era passato da 20 a 5 milioni in chips a quel punto. Normalmente quella sarebbe stata una chiamata standard, visto che i bui erano 250K/500K e Shulman rimaneva con solo circa 11 grandi bui. Il problema per me era che se chiamavo e perdevo, rimanevo azzoppato. Ci ho pensato per un poco, pensando a tutte le combinazioni che poteva avere, ho fatto i calcoli e sfortunatamente tutto mi ha spinto a chiamare. Non era contento di farlo e speravo che non avesse asso-regina o asso-re, ma sfortunatamente è stato così.

Ciò mi porta alla prossima domanda, hai menzionato il fatto che Shulman faceva delle leggere three-bet. Lo hai constatato dai montaggi televisivi oppure durante gli ultimi giorni per arrivare al tavolo finale?

L’ho osservato nei montaggi ma anche in alcune mani che non sono state trasmesse in televisione. Inoltre, avendo aperto molte mani, mi aspettavo rialzi ad un certo punto. Shulman è un buon giocatore che sa queste cose. È passato da 20 a 5 milioni e non c’erano molte altre occasioni per lui di recuperare. Se avessi passato quella mano, sarei rimasto con circa 7 milioni, ma ho chiamato e sono rimasto azzoppato.

Passiamo al grande scontro con Shulman quando hai controrilanciato all-in con coppia di tre e ti sei ritrovato contro i suoi jack.

Avevo ancora molte fold equity contro Shulman in quel momento, e penso che avevo 18 o 19 grandi bui. Passava sempre ai controrilanci all-in. Riguardando le riprese televisive, lo abbiamo visto passare con due nove quando Ivey ha mandato i resti durante le prima fasi del tavolo finale, che è stato piuttosto shoccante. C’erano molte fold equity, e le uniche mani con cui avrebbe chiamato erano quelle con coppie alte o asso-re, asso-donna. Non avrebbe sempre aperto con queste mani, e non mi rimaneva molto, quindi ho pensato che era un buon momento per fare una three-bet. Sfortunatamente, ha girato quella mano e non mi rimaneva che sperare. Mi è dispiaciuto per Shulman perchè nella sua situazione, so quanto sia duro perdere in questo modo.

Non c’è dubbio come sia tu che Darvin Moon abbiate goduto di momenti fortunati al tavolo finale. Come convincerai i tuoi detrattori secondo cui è stata la fortuna a farti vincere?

Si, entrambi siamo stati fortunati senza mai patire bad beats. Comunque non sono state mostrate molte mani. Ho accumulato chips con bluff four-bet che speravo avrebbero fatto vedere. Ciò sarebbe stato molto positivo per la mia immagine, se in futuro decidessi di giocare più chiuso. Quando giochi molte mani, il tuo margine si allarga. Non mi piace chiamare troppo, ma non ho paura di giocare quando ci sono buone fold equity. Come la coppia di due contro Antoine (Saout). Stavamo giocando a tre, aprivo quasi tutti i piatti e c’erano in palio circa 30-40 grandi bui. Mi aspettavo che lui facesse three-bet più spesso e che avrebbe chiamato solo con asso-re. Antoine è un giocatore furbo. Lo abbiamo visto aprire con jack-due, quindi mi aspettavo che avrebbe cercato di rubare più spesso con three-bet. Credevo che avrebbe passato con due, tre, quattro, cinque e così via. Gli otto sono essenzialmente la stessa mano dei due. Quando lui ha girato gli otto contro il mio asso-re qualche mano più tardi, si trattava di una mano simile. Poi ancora una volta, è andato con le regine e io sono stato davvero fortunato. Non dico di non aver avuto fortuna, perché così è stato. Probabilmente è stato il momento più fortunato che abbia mai vissuto ad un tavolo finale, ed è accaduto proprio al Main Event. La buona sorte mi ha assistito, ma sono rimasto soddisfatto dal modo in cui ho giocato.

Quando hai preso quel due al flop, avrai pensato che eri davvero destinato a vincere.

(risata) Si!Ho pensato solo quanto sia stato sick. Prendere set in quel modo. Davvero piuttosto sick.

Ritornate domani per la seconda parte dell’intervista, con Joe che continua a parlarci del tavolo finale, inclusi alcuni dei suoi pensieri durante le mani cruciali heads-up giocate contro Darvin Moon.

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Matthew Parvis

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