Il Gioco E' Vietato Ai Minori Di Anni 18. Il Gioco Puo' Causare Dipendenza. Gioca Responsabilmente

Il Mondo del Poker Visto dai non Addetti: I Pregiudizi della Stampa non Specializzata

stampa poker

Due articoli riguardanti il poker in Italia hanno recentemente colpito l’attenzione della nostra redazione e degli utenti del forum per le imprecisioni che li caratterizzano e per i luoghi comuni a cui si appoggiano al fine di elaborare giudizi. Abbiamo deciso di trattare questo argomento perché il fenomeno è dilagante ed è indice di un particolare modo di fare giornalismo.

I due articoli a cui facciamo riferimento sono: “CORECOM Marche lancia l’allarme: Internet e giochi di azzardo, vittime del poker on line anche i bambini” discusso in questa sezione del forum; e un articolo apparso su Repubblica e commentato da Gioconews in merito alla legalizzazione dei cash games in Italia (discussione accessibile in questa pagina).

Entrambi gli articoli sono caratterizzati da imprecisioni (e in alcuni casi grossolani errori) che dimostrano la stesura di un articolo relativo ad un settore specifico da parte di chi non ha esperienza del settore ed è costretto a redigere un testo affastellando notizie prese qua e là dalla rete e sostenute su una solida base di pregiudizi derivati da luoghi comuni. E se un procedimento del genere potrebbe far gridare allo scandalo parlando di politica o finanza, non suscita alcuno scalpore se ha come oggetto il poker.

Il poker è per molti ancora avvolto in un alone di mistero e collegato spesso con gioco d’azzardo e ludopatia nell’immaginario collettivo. Ecco perché è facile reperire luoghi comuni sui quali costruire un articolo divulgativo. Ma se ai luoghi comuni si sovrappongono inesattezze tecniche si rischia di generare confusione e fomentare un irrazionale paura di ciò che non si conosce (e questo vale per il poker come per tutte le notizie che presentano realtà distinte dalla nostra come minacciose e in qualche modo perverse).

Procedendo in questo modo, l’articolo di repubblica menzionato da Gioconews afferma: "Il poker cash è il più atteso dei nuovi giochi online, arriverà in primavera, usa denaro reale, a differenza di quello che si gioca a torneo che utilizza soldi virtuali." Non preoccupandosi affatto di verificare quale sia la differenza tra gioco cash e torneo. Complice anche l’aberrante ricorso all’inglese da parte degli italiani per definire concetti e fenomeni che apparirebbero più chiari con un termine italiano, si identifica "cash" con denaro opponendolo istintivamente a quello che non comporta l’uso di denaro. E così la differenza nel formato di gioco si trasforma in una distinzione morale.

E che si tratti di una distinzione di tipo morale lo conferma il resto dell’articolo dove si afferma tra l’altro che "la quota iniziale per la partecipazione alla sessione non può essere superiore a mille euro ma poi si può incrementare" a sottolineare la possibile smodatezza dei giocatori nell’investire il proprio denaro.

Ma l’accento negativo del giudizio morale è ancora più lampante nell’articolo di Corecom Marche dove pedofilia e gioco online vengono associati già dal primo paragrafo: “Non abbassare mai la guardia dai pericoli che i bambini possono incontrare se lasciati da soli a navigare nello sconfinato mondo di internet, rischi noti come la pedofilia ma anche nuovi. Il Corecom Marche Comitato Regionale per le Comunicazioni, da quattro anni impegnato, insieme alla Polizia delle Comunicazioni e con la collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale in una capillare azione su tutto il territorio regionale per informare adulti sui pericoli che possono correre i bambini se lasciati da soli in Internet, nella Giornata europea per la sicurezza in Rete, lancia l’allarme: anche i minori vittime dei giochi d’azzardo on line”.

La causa di questi giudizi è da reperire nella scarsa conoscenza del settore di chi fonda affermazioni su dati statistici generati con modalità dubbie o del tutto assenti. Così il Presidente del Comitato Marco Moruzzi denuncia: “la pubblicità dilagante incentiva il poker on line e altri giochi d’azzardo, a cadere vittime, perdendo soldi, anche i ragazzi minorenni. Non c’è nessuna tutela né prevenzione, è gravissimo che anche lo Stato, beneficiando dei tributi di concessione, legittimi la diffusione del gioco d’azzardo on line, un fenomeno che crea dipendenza e, grazie alle nuove modalità via web, agevola l’accesso dei minori a cui basta dichiarare di essere maggiorenni per aggirare un divieto di utilizzo poco efficace”.

Solo che l’affermazione contiene una clamorosa inesattezza: ogni poker room italiana attua, nel rispetto di quanto previsto da AAMS, severissimi controlli sull’identità di chi gioca e deposita sui conti online. L’apertura di un conto non solo è condizionata dall’invio del contratto firmato e compilato in ogni parte (operazione che bambini che ormai hanno problemi a scrivere anche la data sui quaderni di scuola difficilmente potrebbero portare a termine senza destare sospetti e controlli) e dall’invio di una copia del documento di identità e del codice fiscale ma è anche operazione che richiede accesso a dati bancari (in particolare di carte di credito) ai quali difficilmente i bambini possono avere accesso.

E se “nel 2010 le giocate hanno toccato la cifra record di 61 miliardi, il 30% in più rispetto all’anno precedente - un fenomeno in continua crescita e che non ha confini (si aggira intorno ai 1.200 euro la cifra che i giocatori maggiorenni spendono a testa ogni anno) ” molto più facile per un minorenne è acquistare un gratta e vinci o giocare una schedina del totocalcio e se si parla di numeri del gioco d’azzardo lotterie e scommesse sportive fanno di certo la parte del leone.

Purtroppo però la colpa di queste inesattezze non è da imputare ai soli autori degli articoli ma, più ingenerale, alle regole cui è soggetto il sistema di informazione. La necessità di produrre contenuti d’impatto in tempi brevissimi è contrario ad ogni logica dell’informazione ragionata e seria. E criticando questi articoli anche noi di PokerNews paghiamo, ahinoi, tributo a questo degenerato uso dei mezzi d’informazione.

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