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Poker & Cultura Pop: Riviste Mainstream sul Boom del Poker

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La posizione del poker nella cultura popolare è stata considerabilmente influenzata dal cosiddetto boom che secondo molti è il risultato di tre fattori: il debutto del World Poker Tour visibile in televisione (questa settimana sono sei anni), la vittoria di Chris Moneymaker, nel 2003, del Main Event alle World Series of Poker con successiva trasmissione su ESPN e la grande popolarità acquisita dal poker online stimolata principalmente dalla popolarità di questi due show.

Come risulatato, i media principali hanno iniziato a focalizzare l'attenzione su questo nuovo fenomeno, con diversi giornali di cultura generale che riportavano articoli sulle possibili cause della dilagante popolarità del poker e i suoi effetti. Mentre gli articoli in pubblicazioni che si rivolgono al mondo del poker, normalmente, omettono commenti sul significato del poker, gli articoli sul poker nei giornali mainstreram mettono spesso il significato del gioco del poker nelle prime righe dell' articolo. Per cui tali articoli spesso offrono spunti per pensare al ruolo che il poker gioca nel contesto culturale attuale.

Com'è che i media mainstream, tra cui i giornali di cultura generale che riportano notizie di politica, affari, sport e/o divertimento, scelgono di scrivere della nuova popolarità acquisita dal poker? Per rispondere a questa domanda, riportiamo tre articoli presi da fonti che affrontano in modo diverso la questione dei cambiamenti nella cultura del poker dopo il boom del 2003.

Il Time dipinge "La nuova faccia del poker"

Il 26 luglio del 2004 la copertina del Time annunciava: "È Vegas, baby!" e riportava la storia di Joel Stein che spiegava "perché la meta turistica più comune d'America è più sexy di sempre". La coperitina mostrava anche un titolo correlato al poker "La mano vincente del poker", uno dei molti articoli su Las Vegas comparsi in quel numero della rivista.

L'articolo sul poker intitolato "La nuova faccia del poker" è scritto da Wlater Kirin e Jeffrey Resner. Kirn è un novellista e critico culturale che ha scritto una varietà di articoli in diverse pubblicazioni. Ressner, il corripondente del Times dalla West Coast, ha contribuito principalmetne ad articoli su Holliwood e la scena legata al divertimento per il giornale anche se prima aveva scritto di politica, affari, scienze e altri temi. Dunque i coautori hanno riassunto bene lo status culturale del poker nell'estate del 2004.

L'argomento principale riportato in "La nuova faccia del poker" enfatizza la necessità di contrastare quello che una volta "era stato il passatempo squallido per uomini di mezza eta'" con la nuova versione glamour del poker giocato "da una generazione di giovani tosti". Una mini-storia del poker riporta come il gioco fosse stato introdotto a Las Vegas al Casinò di Golden Nugget nel 1949, si spostò in città per essere raccolto negli anni 60 e sucessivamente fu messo da parte in favore del blackjack e di altri giochi. Negli anni 90, affermano Kirn e Ressner, " i turisti sembravano avere perso la pazienza con il gioco dal sapore sordido del Wild West".

Tutto cambiò, tuttavia, "grazie agli sfarzosi tornei televisivi" così come "all'esplosione del gioco d'azzardo su Internet". Gli autori intervistano Ben Affleck, fresco dalla sua vittoria ai Campionati di Stato in California, che forse con intenzioni bonarie definiscono " un ragazzo da cartellone pubblicitario e un filosofo dilettante del poker". Affleck parla in modo appassionato del poker, notando che i suoi vari piaceri "si rifanno a qualcosa di fondamentale nella psiche Americana".

Gli autori intervistano poi Howard Schwatz, proprietario del Gambler's Book Shop a Las Vegas, il quale afferma che "la generazione dot-com ama il poker" per via del modo in cui " ti dà un senso di controllo che non hai in altri giochi". Il conduttore del WPT e professionista del poker Mike Sexton interviene a suggerire che "il poker visto come una competizione e uno sport, non come un gioco d'azzardo". Kirn e Ressner parlano anche a Steve Kaufman, l'ex rabbino e professore universitario che si piazzò terzo al Main Event dei WSOP del 2000, che si è espresso sul fatto che il poker a Las Vegas è diventato "serio e professionale...un gioco cauto e controllato".

In generale, l'articolo è entusiasta della nuova credibilità conquistata dal poker, non solo celebrando il gioco come un passatempo legittimo ma anche meravigliandosi che "anche ragazzi istruiti ci giocano".

Sports Illustrated insegue il poker nei college universtari

I "ragazzini istruiti" che giocano il poker hanno ricevuto una attenzione particolare da Daniel G.Habib nel suo articolo apparso il 30 Maggio 2005 su Sports Illustrated. Presentato in copertina come uno speciale sul poker online, l'articolo di Habib "Online e Ossessionati " parla di studenti universitari che giocano a poker via Internat dai loro alloggi universitari.

Habib si è laureato ad Harvard nel 2000 dove scriveva per l'Harvard Crimson. Dopodichè iniziò un lavoro con SI scrivendo di baseball e i suoi articoli dimostrarono la volontà di esplorare indicatori statistici non tradizionali secondo cui valutare le prestazioni dei giocatori. L'accostamento tra gli interessi di Habib nella vita degli studenti e il suo approccio numerico è riuscito particolarmente bene nell'articolo che offre anche un'analisi dei modi in cui il poker veniva giocato nei campus americani nel 2005.

Habib ha visitato tre campus per il pezzo, la Duke University, la Yale University e L'Indiana University a Bloomington. Lungo la strada ha incontrato molti studenti che si sono affermati nella comunità pokeristica sia come giocatori on line che faccia- faccia. Infatti, uno degli aspettti più interessanti dell'articolo di Habib è il fatto che ha nominato un numero di studenti che sarebbero, in seguito, emersi come giocatori di primo livello ai tornei di poker.

Habib ha parlato con Jason Strasser della Duke che successivamente ha vinto sei volte alla WSOP. Poi a Yale ha incontrato Alex Jacob, Vanessa Selbst e Ariel Schneller. Negli anni successivi alla sua comparsa nell'articolo di Habib, Jacob ha vinto un campionato di Poker Americano (nel 2006), ha vinto tre volte alla WSOP e ha portato a casa piu' di $2.3 milioni in vincite a vari tornei. La Selbst si sarebbe assicurata sette vincite WSOP, compreso il braccialetto l'estate scorsa. Anche Schneller ha vinto quattro volte ai WSOP. E, ovviamente, tutti e quattro i gicatori hanno spopolato online.

Habib ha usato i primi due terzi dell'articolo per descrivere i giochi negli alloggi universitari e il gioco online degli studenti, concentrandosi sul secondo aspetto. "All'università si vive connessi" ha spiegato Strasser a Habib, continuando a descrivere sia la facilità dell'accesso al gioco che l'importanza di avere una comunità on line di giocatori con cui scambiare idee.

"Certamente il Poker non dà le soddisfazioni dell'eccellenza accademica" ha affermato Habib, caratterizzando il gioco come un complemento logico della vita nei campus. Cita la Sebst quando descrive il poker come "uno dei giochi intellettualmente più stimolanti" che abbia mai incontrato in vita sua, una affermazione di grande significato dato che di lei viene anche detto che le manca solo un mese al raggiungimento della laurea in scienze politiche (da allora la Sebst è passata alla Scuola di Legge sempre aYale).

L'articolo di Habib ha anche esplorato un limite potenziale sul fatto che gli studenti giocano a poker online visitando uno studente dell' Indiana chimato Alex (uno pseudonimo) che aveva perso una somma di denaro consistente giocando anche online. I rischi potenziali che gli studenti universitari soccombano al problema del gioco d'azzardo, con la storia del debito di Alex e le sue prestazioni accademiche, fornisce una lezione modello. Habib evidenzia anche il fatto che Alex ha approcciato il poker in modo molto diverso dai campioni visitati precedentemtne. "Non gioca strategicamente, ammette" ha riportato Habib " Si ritiene troppo impaziente per questo".

Da ultimo, l'articolo di Habib offre una panoramica bilanciata e dettagliata del poker nei college universitari e implicitamente afferma che il successo a poker richiede lo stesso rigore accademico richiesto agli studenti dai propri professori.

Stelle Nascenti in Rolling Stone

Infine, il numero del 16 giugno 2005 di Rolling Stone include un aricolo di Ivan Solotaroff intitolato "Il New World Order del Poker" che presenta uno sguardo fugace sulla scena del poker rappresenata da giovani fuoriclasse. Così come gli articoli del Time e di Sports Illustrated anche questo titolo compare già in copretina, questa volta come un report sui "Geni pazzi del poker" . Solotaroff è un giornalista freelance autore di "Non c'è Successo Senza Fallimento: l'Amore Americano per l'Auto- Distruzione, l'Auto-Compiacimento, e andare in pareggio (1994), una raccolta di saggi il cui titolo forse rispecchia il suo interesse per il poker e sulla prospettiva da cui decide di guardarlo.

La maggior parte del lungo saggio di Solotaroff si concentra su un gruppo di giovani giocatoori professionisti conosciuti come "The Crew" che consite in 7 giovani giocatori che per un certo periodo si definivano come colleghi che dividono il conto di gioco: Joe Bartholdi, Russ "Dutch" Boyd, Bobby Boyd, Scott Fischman, Brett Jungblut, Tony Lazar e David Smyth. Anche prima del pezzo comparso su Rolling Stone, la Crew aveva già ricevuto attenzione mediatica grazie al dodicesimo posto di Dutch Boyd al Main Eventdei WSOP del 2003 e ai due braccialetti vinti da Fischman ai WSOP del 2004.

Come gli articoli comparsi sul Time e SI, il pezzo di Solotaroff enfatizza l'affluenza di giovani giocatori nel poker, sottolineando come questo "new world order" differisce dai vecchi tempi degli scommettitori da strada texani. La prima metà dell'articolo è in qualche modo resa glamour dalle personalità e dallo stile di vita dei giocatori. Solotaroff presenta la Crew come "ragazzini di bellissimo aspetto e dal quoziente intellettivo a nord di 150" creando un legame implicito con le rock star presentate in altri punti della rivista musicale. Come nel pezzo comparso su SI , le prestazioni dei giocatori online vengono dettagliate con un alto livello di acume per questa "misteriosa generazione di guerrieri della parte destra del cervello" oggetto frequente della ammirazione e riverenza di Solotaroff.

L'articolo inoltre enfatizza uno slittamento di percezioni sul poker, notando come il gioco sia rapidamente emerso come un legittimo passatempo. Steve Lipscomb, amministratore delegato del World Poker Tour, viene citato nella sua riflessine sul repentino "totale cambiamento culturale" che si sta realizzando nel poker. "Sta tutto succedendo così velocemente" dice Lipscomb. "Due anni fa mi si derideva durante i meeting del network. E quando un giocatore di poker professionista tornava a casa a Natale veniva tenuto nascosto come fosse un segreto di famiglia. Adesso invece non è più solo un nome di cui vantarsi ma è diventato un eroe per le nipotine e i nipotini".

La seconda parte dell'articolo dipinge un quadro meno roseo quando Solotaroff parla col dente avvelenato del leader del gruppo, Dutch Boyd, che viene descritto come "un genio per alcuni nel mondo del poker, una fregatura, un lunatico o un redentore per altri." Gli alti e bassi della vita turbolenta di Boyd vengono elencati (compresa una analisi della controversia del PokerSpot), il prezzo dello stile di vita dei giocatori viene preso in considerazione , poi l'articolo si conclude con le questioni riguardanti un - a quanto pare inevitabile - scioglimento del The Crew.

Da ultimo, l'articolo di Solotaroff presenta una analsi complessa delle possiblità, sia positive che negative, offerte dalla "vita del poker". Presi tutti insieme, tutti e tre gli articoli espongono i cambiamenti profondi avvenuti nella cultura popolare nei confronti del poker all'alba di Moneymaker, di WPT, e della sua improvisa ascesa nella versione online.

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