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Lo strizzacervelli del Poker Vol. 59: L' Estroversione

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Abbiamo tutti sentito parlare di personalità, cosa che di solito ci porta a pensare a termini come dominante o timido, debole o feroce, felice o triste. Ma la teoria sui tratti della personalità è un po' più complessa di così, e non sorprende che ci siano alcune forti correlazioni tra la personalità e il giocare bene a poker. Ciò ci apre il discorso su quelli che amo definire "tratti nel poker."

Ciò che rende un giocatore completo, ed anche una persona benvoluta, non necessariamente corrisponde a quello che lo rende un buon giocatore di poker. E come per molti altri aspetti della nostra vita, in alcune cose possiamo cambiare, in altre no. Diamo una occhiata come la psicologia si è sviluppata durante molti anni, su quella che si chiama trait theory (la teoria dei tratti), e vediamo cosa può dirci sul come trarre beneficio dai tratti buoni nel contesto del poker e come gestire quelli meno buoni.

La personalità più comunemente accettata ha due lati: estroversione ed introversione. In maniera molto generale, tendiamo ad essere socievoli, espressivi e loquaci, oppure timidi, riservati e tranquilli. Come probabilmente saprete, la maggioranza delle persone si avvicina molto alla media nella scala della introversione/estroversione. Sicuramente potremmo essere più riservati nella maggior parte delle situazioni e una persona "normalmente" introversa mostrerà un lato estroverso in alcuni campi. Nonostante tu possa credere che quel tuo amico non stia mai tranquillo e che sia l'esempio perfetto dell'estroverso, probabilmente anche lui ha momenti di pace e quiete. In generale le persone tendono ad essere leggermente più l'una o l'altra cosa.

Al tavolo di poker, ciascun tratto può essere buono per il tuo gioco o può crearti problemi. Prima di tutto, non lasciar trapelare nulla è molto più facile per un introverso. Normalmente riservato e tranquillo, l'introverso ha una capacità migliore di evitare di mostrare le proprie emozioni al tavolo. Dall'altro lato l'estroverso è incline a parlare e ad essere espansivo e capita più spesso che si lasci scappare qualche notizia. Se sei un estroverso, potresti parlare a voce più alta o più velocemente quando hai una mano buona. E potresti sviluppare un filo di nervosismo nella tua voce quando stai bluffando.

Per l'altra faccia della medaglia, gli introversi si agitano e nulla li agita di più che l'aver floppato una mano enorme dopo ore di monotono fold, fold, fold. Ma tenere nascosta questa eccitazione sotto un volto calmo e sereno può essere molto più difficile per un introverso. Vorrebbe saltare di gioia ma è costretto a mantenere un'espressione calma e placida. Difficile da fare.

L'estroverso dall'altra parte è già di suo vivace e chiacchierone, ma quando deve pensare bene ed a lungo su una mano, chiunque nota il cambiamento. La chiave, ovviamente, è confondere il tuo gioco o, in questo caso, confondere la tua immagine al tavolo. Oppure puoi semplicemente interpretare l'uno o l'altro tratto. Chris Ferguson è un buon esempio di prefetto introverso al tavolo. Impiega lo stesso lasso di tempo per tutte le azioni; dietro quel cappello e quegli occhiali da sole se ne resta senza un ombra di emozione. Non sai mai a cosa stia pensando Chris.

Daniel Negreanu è un esempio di estroverso quasi perfetto. Ama chiacchierare. Parla quando è coinvolto in una mano, parla quando non vi è coinvolto, ed ama parlare tra una mano e l'altra. Chiacchiera di sport, dei film su Rocky, e qualche volta parla anche di poker – ma chiacchiera continuamente. Prova, provaci soltanto, a fermare la parlantina di Daniel.

La chiave di questi più comuni tratti della personalità è conoscere te stesso. Sapere come ti comporti naturalmente in situazioni di stress e lavorare per controllare queste reazioni, o decidere di entrare in sintonia con loro, continuando ad essere ciò che sei, che tua sia un estroverso o un introverso nel poker.

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