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Alessandro Impronti:Un Pioniere Del Texas Hold'em Italiano

holdem

Questa volta per la curiosità di tutti e il mio piacere personale ho avuto la grande possibilità di incontrare Alessandro Impronti. Per chi non lo conoscesse Alessandro è direttore della Rivista italiana "PS-POKER SPORTIVO", è un buon giocatore di poker e un ottimo conoscitore ed esploratore del mondo del Texas hold'em, ma non solo. Il resto lo scoprirete solo leggendo...

Quando è nata la tua rivista il poker non era così praticato, diciamo che era un gioco di nicchia, almeno in Italia. Avete visto lungo, ma pensavate realmente a questo successo?

Tutto è nato dalla passione per il poker di un gruppo di amici con in testa l'ideatore Max Reynaud, Paolo Antonacci e il sottoscritto. Max, già direttore di una rivista di videogiochi "The Game Machine", mi telefonò nel luglio 2006 dicendomi: "dobbiamo lanciare la prima rivista italiana sul poker". Concordai subito, ironico: "meno male che ci sei arrivato!". Ero davvero felice di aver trovato l'energia e l'esperienza che mancava per dar vita al progetto. Il nome tutto italiano che scelse Max fu più che mai azzeccato. Mi immaginavo già il lettore all'edicolante: "Mi dia la Gazzetta dello Sport e Poker Sportivo".

Scusami...interrompo l'autocelebrazione e torno alla domanda. Tutti noi avvertivamo che il boom del poker era alle porte. Sarebbe stata solamente una questione di tempo.
Qualcuno ci disse che eravamo dei pazzi a uscire in edicola con una testata così di nicchia. In realtà l'unico problema che avvertivamo era quello normativo: all'epoca la legislazione in merito era gravemente lacunosa. Vi erano già spiragli di apertura ma in fin dei conti si parlava pur sempre di un gioco demonizzato per decenni. Ora l'Italia può fregiarsi di avere una delle prime vere normative sul tema del poker online, e questo credo sia in minimissima parte dipeso anche al nostro lavoro di "alfabetizzazione". Ahimè manca ancora una vera e indispensabile normativa sul poker live, stiamo cercando di dare il nostro contributo anche lì, ma questo è un altro discorso...

Svelaci qualche segreto: come sei riuscito a creare una rivista ben fatta e capace di essere il punto di riferimento del movimento pokeristico italiano?

La linea editoriale fu dall'inizio quella di dedicare le nostre attenzioni ai giocatori italiani. Loro rappresentavano il futuro del movimento e non, con il dovuto rispetto per i miti oltreoceano, Phil Ivey, Daniel Negreanu o Chris Moneymaker. Furono in molti tra gli addetti ai lavori a criticare le nostra scelta. Noi andammo avanti a testa bassa. Piero Compagnoni e Max Rosa furono i primi volti da copertina, 100% made in Italy. Raccontavamo più volentieri i primi tornei di Sanremo e Venezia piuttosto che il WPT o le WSOP. Ci sembrava giusto dare dignità al poker nostrano anche se questo a volte ci portava a commentare certe giocate davvero terribili! :-)
Oltre alle scelte premianti, gran parte del merito va sempre e comunque a tutti coloro che hanno scritto per la rivista, fin dagli albori. Poker Sportivo è cresciuto grazie a loro: dal "pioniere" Matteo Viola, che ha firmato decine di pezzi ed è ancora con noi, a chi ne ha scritto anche solamente uno dedicandosi poi ad altro. La passione ha guidato i nostri primi passi. Inizialmente nessuno di noi, eccezion fatta per Max, era un giornalista professionista. Siamo riusciti a trasmettere la passione e la filosofia di questo gioco, aspetto che si è rivelato più importante che una precisa e corretta redazione dell'articolo. Tanto a rendere leggibile l'illeggibile c'è sempre stato il nostro impeccabile editor Guillermo Gonzales.
Oggi come oggi la redazione si è notevolmente arricchita della collaborazione di professionisti che hanno contribuito a un grande salto di qualità. Ma non ci adagiamo, rimane ancora molto da fare...

Tornando al gioco, secondo te, quali processi hanno innescato il boom del Texas hold'em?

Nel poker non conta chi sei, che mestiere fai o che macchina hai. Non ci sono raccomandazioni, scorciatoie o prevaricazioni. Al tavolo siamo tutti uguali. Ognuno ha una chance, o almeno così sembra. Questo crea la passione per il poker. La spettacolarizzazione televisiva invece, pur a volte eccessiva, ha creato il boom.

Pensi che l'informazione web e cartacea abbia aiutato questo fenomeno?

Credo che sia stata la televisione la vera responsabile del fenomeno. Credo altresì che il web, coi portali e forum tematici, abbia contribuito significativamente alla creazione e alla diffusione di una vera e propria cultura pokeristica.La carta, intendendo con essa sia le riviste che i libri, ha contribuito a rafforzare l'immagine "sana" del poker completando il percorso di sdoganamento.

Dalla carta al video gli appassionati possono seguire anche Poker Sportivo Show. Come è nato questo progetto? Quali saranno le possibili evoluzioni?

L'idea che sta alla base di Poker Sportivo Show era quella di far annoiare la gente che solitamente si divertiva guardando il poker in TV!
Sto scherzando. Ma in tutti gli scherzi c'è un fondo di verità. Volevamo parlare seriamente di poker in TV per la prima volta. Volevamo dimostrare come il poker potesse fornire infiniti argomenti di discussione. E se anche gli spunti fossero finiti, a farli diventare infiniti ci avrebbe pensato colui che più di ogni altro, e per primo, ha fortemente creduto in questo progetto: Jack Bonora. "Un trionfo" direbbe lui. Siamo al termine della seconda serie e stiamo lavorando alla terza. Online il format è molto ben diffuso dalla piattaforma web-tv di Gioco Digitale e riscuote ampi successi. Per ora non posso annunciare nulla ma stiamo lavorando con la casa di produzione per arricchire ulteriormente il prodotto e potenziarne la diffusione in TV.

Parlando di crisi mondiale in tutti i settori, sembra che il mondo dei Giochi ne sia stato escluso, anzi che ne abbia giovato. Riflettendo su questo: cosa diventa il gioco del poker, nei periodi di buio economico?

È noto che i periodi di crisi influiscano sul gettito dell'industria del gioco in generale. La gente gioca di più perché spera di più. Il poker però è profondamente diverso da tutti gli altri giochi. Sembra banale ma il poker è l'unico gioco dove si gioca contro avversari in carne ed ossa e, quindi, dove si può vincere. Nel Nord Europa lo sanno bene, qui non ancora. L'animo latino ci vede ancora prigionieri di noi stessi, alle prese con cabale, scaramanzie e malocchi. Il problema è atavico, c'è il rischio di prendere il poker con l'approccio sbagliato. La cura è però tanto semplice quanto efficace: leggere un articolo di Poker Sportivo al giorno.

Ci puoi dare la tua definizione di poker?

Una metafora della vita anche se nella vita, purtroppo, la fortuna incide molto di più.

Da giocatore esperto e conoscitore di questo mondo a 360 gradi, potresti segnalaci degli errori che non bisogna mai commettere per diventare qualcuno che conta?

Se per "qualcuno che conta" intendi "giocatore affermato" allora ti dico che occorre innanzitutto studiare molto e prepararsi. Occorre prima di tutto pensare come un professionista, invece che cercare a tutti i costi di esserlo. Poi occorre rimanere sempre coi piedi per terra, comprendere la vera essenza del gioco, ovvero come il caso "disturbi" l'abilità, e, proprio per questo, sfruttare al meglio le buone occasioni che si prospettano. La breve storia italiana è costellata di "meteore" che non hanno capito che vincere 6 coin flip consecutivi capita una volta su 100.

Se per "qualcuno che conta" intendi invece "un affermato addetto ai lavori" allora posso dirti che occorre trattare il mondo del poker come qualsiasi altro ambito lavorativo, senza farsi ingannare dall'importo dei piatti o dalle cifre dei montepremi.
Credo che su questo l'ambiente soffra ancora di troppa improvvisazione, ma il mercato farà il suo corso e le sue selezioni.

Ti lasciamo con uno sguardo al futuro: quali sono i tuoi progetti in cantiere?
Scusami ma ora non ho più tempo, mi aspettano per giocare...

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