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Il mio IPT Veneziano

Luca Pagano

Chi mi conosce sa bene che cerco di evitare al massimo di giocare in Italia se non in casi eccezionali. Non lo faccio per ragioni particolari, è solo che sono abituato in questo modo da tantissimo tempo ormai, e non riesco ad avere la concentrazione adatta per affrontare un tavolo con soli giocatori italiani, tra una battuta e l’altra, la novità di avere solo connazionali al tavolo, non riesco ad esprimere il mio poker migliore.

Poche eccezioni, dicevo. Pochi i tornei ai quali partecipo, se non in casi particolari. Quest’anno ad esempio ho voluto essere presente a un paio di tornei di beneficenza, e all’EPT di Sanremo che è sempre un piacere anche giocare per essere protagonisti e viverlo in prima linea.

E poi, visto che l’evento sta diventando come un appuntamento fisso del panorama pokeristico internazionale, ho pensato di partecipare, in accordo con Pokerstars.it, alla seconda tappa dell’Italian Poker Tour che si è svolta a Venezia a cavallo tra luglio e agosto.

C’erano parecchi colleghi a confrontarsi tra di loro per un torneo dal field di nomi di tutto rispetto.
Chad Brown, Vanessa Rousso, Marcel Luske, Dario Minieri, troppi giocatori del mio team per non essere lì a combattere insieme e contro di loro.

Decido di giocare il day 1B, per prendermi una giornata di totale relax a Venezia, è una città che amo moltissimo, e che conosco piuttosto bene, è sempre un piacere tornarci e salutare i vecchi amici, magari di fronte a un piatto tipico delle mie zone e a un buon “bicier de vin”.

Il giorno del mio torneo arrivo con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario di inizio, e il mio tavolo sembra abbastanza ben amalgamato. Ci sono tre/quattro giocatori molto molto tight di facile lettura, e per un piccolo periodo di tempo riesco a far funzionare il mio gioco salendo discretamente e mantenendomi sopra average per un bel po’, fino a quando a metà del secondo livello prendo una serie di mani che mi fanno sprofondare verso il basso.

Due di queste sono cooler ed essendo pot committed non posso mai abbandonarle, una è piuttosto sfortunata ed è quella che mi fa scendere a quota 4.000, stack dal quale non riuscirò più a risalire.

La mano della mia uscita è abbastanza standard.
Mi trovo big blind su un piatto dove limpano in 5. Il board presenta un K di fiori e due cartine di quadri, io checko, un giocatore alla mia sinistra betta, e dopo il fold generale io mando per qualcosa come 3,500 in flush draw, ma turn e river non mi aiutano e io sono fuori.

Il bilancio è comunque positivo. Ho giocato un buon poker ma alla fine spesso non serve solo quello in questo bellissimo gioco. Tra un po’ inizia la stagione degli EPT e, con la partenza verso Kiev ho intenzione di sperimentare tutti i buoni i consigli raccolti in queste settimane come ho spiegato nei miei precedenti articoli.

Un abbraccio a tutti.
Luca

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