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Mike Caro e l'importanza del timing nel poker

Mike Caro e l'importanza del timing nel poker 0001

Mike Caro è ritenuto indubbiamente la più eminente autorità in fatto di strategia, psicologia e statistica del poker.

Giocatore rinomato e fondatore della University of Poker, Gaming and Life Strategy è conosciuto come “Genio Pazzo del Poker” per le sue vivaci disquisizioni teoriche e le sue recenti ricerche.

In questa "intervista fai da te" Caro illustra uno dei concetti fondamentali nel poker e cioè il "timing", ovvero l'importanza di saper scegliere i tempi nel corso del gioco.

Il timing nel poker è cruciale per massimizzare il guadagno, ma probabilmente non nei modi che potrebbero subito venire in mente. Ne voglio discutere oggi in questa auto-intervista.

Domanda 1: Cosa c'entra il "timing" con il poker?

Quando i giocatori commentano una mano con “Pessimo timing” o “Timing sbagliato” spesso stanno educatamente commentando un bluff fallito di un avversario dopo averlo chiamato con una mano forte. In questo caso o stanno cercando di far sentire meglio l'avversario o stanno facendo un gioco psicologico, in cui cercano di suggerire che non avrebbero chiamato se la loro mano non fosse stata così forte, invitando così lo sciocco a bluffare ancora in futuro. Se si sentono commenti di questo tipo quando si viene colti a bluffare, meglio astenersi dal bluffare ulteriormente contro quell'avversario.
Capita di sentire parlare di pessimo timing, proprio o di altri, nel contesto in cui si ha la seconda mano migliore o si è fatto colore al river ma si perde. Ci sono poi altre situazioni in cui il concetto di timing viene comunemente utilizzato nel poker.
Ma oggi non voglio parlare di questo. Analizziamo ciò di cui intendo parlare. Prossima domanda.

Domanda 2: Quindi parliamo del fluire del gioco, del rimanere in sincronia con l'azione. E' lì che conta il timing, giusto?

C'è qualcosa di corretto in questa affermazione. Le partite di poker a volte hanno un ritmo. Se si procede in armonia con questo, si può vincere di più – o si può perdere di più.
Quando si ha una mano imbattibile, si possono vincere puntate extra proprio seguendo il ritmo nella guerra dei raise. Gli avversari aggressive cedono subito all'esultanza o all'istantaneo raise e reraise. C'è una cadenza. Se la si interrompe, si concede all'avversario la possibilità di riflettere. E così spesso quello che poteva essere un raise, seguito dal proprio reraise (due puntate extra) diventa una più prudente chiamata (nessuna puntata extra).
Ci sono altri vantaggi nel poker simili a questo del ritmo, perciò sono grato che sia stata posta questa domanda. Seguire il ritmo può anche avere risvolti pericolosi. A volte si guadagna di più imponendo il proprio ritmo agli altri anziché seguendo il loro. Ma questo non è l'argomento che desidero trattare oggi.

Domanda 3: Mi arrendo. Cosa vuoi dire quando parli di "timing"?

Nel poker i giocatori sono consapevoli del tempo. Lo so perchè ho sviluppato l'Orac (Caro al contrario) all'inizio degli anni '80, un computer programmato per poter giocare heads up NLHE.
Si sarebbe portati a pensare che un progetto di ”intelligenza artificiale” si avvalga della pura teoria del gioco per prendere le decisioni, ma in una serie di partite a titolo dimostrativo durante le prime fasi di test ho osservato che i giocatori erano più propensi a chiamare se Orac si prendeva del tempo per “valutare” una puntata. I giocatori sembravano considerare queste pause sospette.
Così ho programmato Orac per esitare. In realtà qualsiasi sua decisione appariva come “istantanea” in termini di percezione umana. Persino con i lenti processori di 30 anni fa l'analisi era talmente tanto più veloce del pensiero umano che Orac sapeva immediatamente cosa fare.
Ho approfittato di questo. Quando Orac bluffava di solito non aveva nessuna esitazione perché i giocatori lo interpretavano come un segnale che il computer “sapeva quello che stava facendo”, non doveva pensare, quindi probabilmente aveva una mano forte. Ma quando Orac aveva effettivamente una mano forte io l'avevo istruito a “pensare” per diversi secondi. I giocatori tendevano a considerare questo sospetto – un segnale che il computer aveva una mano marginale o aveva deciso di bluffare. L'esitazione comportava una chiamata.
E questo è quanto bisogna sapere. Un'esitazione moderatamente lunga renderà gli avversari sospettosi e più propensi a chiamare. Quindi, raramente si deve bluffare dopo una lunga esitazione. Invece si devono usare le esitazioni quando si desidera una chiamata.
I giocatori in effetti utilizzano questo trucco istintivamente perché capiscono che funziona, ma stranamente tendono ad essere vittime del loro stesso trucco e finiscono per chiamare gli avversari quando questi usano le stesse esitazioni contro di loro.
C'è una differenza di reazione nei giocatori quando di fronte hanno un computer o un altra persona: tendenzialmente folderanno se il computer punta immediatamente mentre, se a farlo è una persona, lo considereranno sospetto.
E questo ci porta alla mia quasi famosa regola numero due e mezzo. Se si bluffa, 2,5 secondi è il tempo ideale. Né troppo breve né abbastanza lungo per destare sospetti. Quindi due-virgola-cinque.

Domanda 4: C'è altro da dire su timing e poker?

Si deve sempre essere consapevoli di quale sia il momento giusto per bluffare. E non solo per bluffare – anche per chiamare e per foldare. Mi spiego. Se si è inattivi da un po', allora i tempi sono maturi per fare qualcosa. Ad esempio, se non si è ancora tentato un bluff, è altamente probabile che avrà successo. Se non si chiama da un po', farlo diventa produttivo perché gli avversari potrebbero provare a fare il colpaccio. Se non si ha ancora foldato una mano forte, farlo potrebbe essere la scelta giusta in quanto gli avversari sanno che probabilmente verranno chiamati e non blufferanno per dare l'impressione di avere una mano forte. Il timing nel poker è anche questo.

Domanda 5: E' tutto?

No. Ci sono altri concetti nel poker che riguardano il timing. Ad esempio, i tempi possono essere maturi per tutti. Anche per gli avversari. E spesso anche loro ne sono consapevoli. Quindi si deve sempre stare in guardia se a bluffare è un avversario che lo fa raramente quando è trascorso un lungo periodo dalla sua ultima puntata.
Sorprendentemente, se si ha a che fare con giocatori prudenti, una puntata forte dopo un lungo periodo di inazione potrebbe essere più un bluff che non un indizio di mano forte. Questo perché l'avversario si rende conto di esser rimasto lì seduto dormiente e ritiene che gli avversari si siano quasi dimenticati di lui. E così esce con una puntata.
Con tutta probabilità si tratta di un tentativo per rubare il piatto perché a quel punto è molto più facile puntare fingendo una mano forte che non averne effettivamente una. Certamente dipende dall'avversario, ma io ho guadagnato molto andando a chiamare delle puntate clamorose in situazioni simili.
In conclusione, nel poker si guadagna di più se si fa attenzione alla scelta dei tempi. E con questo ho concluso.

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