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Tra EPT ed IPT...

luca pagano

Sono rientrato ieri da Praga dove si è disputata la tappa di dicembre dell'European Poker Tour, ed è già ora di ripartire per l'imminente Italian Poker Tour a Sanremo! Ma prima voglio raccontarvi un po' del mio torneo in Repubblica Ceca.

Per cominciare, è stato un torneo fantastico che mi ha regalato la soddisfazione immensa di aver raggiunto il 6° tavolo finale EPT in carriera e la tredicesima volta “in the money” in questa competizione. Con questo risultato ho consolidato i relativi record che già mi appartengono e mi sono confermato in vetta alla speciale classifica EPT, davanti a Bertrand “Elky” Grospellier! Alla fine poi mi sono classificato sesto, un gran bel risultato anche per l'importanza del premio vinto (€ 100.000).

Tuttavia riguardo il tavolo finale un po' di amaro in bocca mi è rimasto, se non altro per essermelo giocato in pochissime mani, nonostante uno stack comunque buono. Ma procediamo con ordine. Inizio il torneo al Day1B e confesso di non essere arrivato nelle migliori condizioni di forma fisica e mentale: soprattutto molta stanchezza dovuta ai tanti tornei di questo periodo e ai molti impegni lavorativi. Questo non è mai un bene in vista di un torneo e diventa fondamentale in queste condizioni saper impostare una strategia che sia sostenibile per molte ore al tavolo.

Decido allora di non pretendere troppo dal mio gioco, almeno all'inizio del torneo fino a che il “motore” non si sia scaldato a sufficienza: opto per uno stile chiuso e prudente che mi consenta di evitare gli errori e soprattutto di attendere quelli degli altri.

La strategia paga: gioco poche mani, raccolgo un po' di chips qua e là, veleggio per quasi tutto il giorno “in average”, fino agli ultimi livelli quando trovo al tavolo alcuni avversari che letteralmente mi scaricano addosso un bel pacco di chips!. Si incapponiscono in una serie di bluff contro di me, proprio quando sono bello “carico” di carte e in poche mani mi fanno salire a quota 135.100, quota conclusiva del Day1.

Nel Day2, dopo una buona nottata sento di aver recuperato le forze e la concentrazione, per cui decido che è tempo di giocarmi con tutte le mie energie l'accesso al Day3, che conduce alla “bolla”, puntando su una maggiore aggressività. Parto bene ma, come spesso capita con un gioco sempre all'attacco, sono sceso e il mio stack ha subito un po' di alti e bassi. La carte poi non mi hanno aiutato molto e a questo punto ho capito che era necessario “frenare” un po' e aspettare i colpi buoni. Che per fortuna sono arrivati!

La prima contro un avversario che si è “schiantato” andando all in al turn in situazione “drawing dead”! Io faccio raise preflop con {7-Hearts}{7-Spades} da metà tavolo, e lui mi rilancia un po' più del doppio. Il flop è {q-Hearts}{9-Clubs}{7-Diamonds}, un ottimo set che mi fa considerare l'opzione slow play. L'avversario punta abbastanza forte e io decido per fare solo call, nel tentativo di intrappolarlo, visto che si tratta di uno abbastanza aggressivo. Al turn esce {a-Hearts}, qui immagino abbia trovato il punto e decido con un check per vedere cosa fa: manco a dirlo, spara un “all in” istantaneo, seguito dal mio altrettanto istantaneo call. Gira {a-Spades}{10-Spades} che contro il mio set di 7 è drawing dead!

Poco dopo un'altra mano importante mi arriva nello scontro, purtroppo fratricida, con Massimo Di Cicco (in quel momento un po' corto), quando le sue {q-Hearts}{q-Clubs} incocciano nei miei cowboys ({k-Spades}{k-Clubs}) e vado a 280.000. Con questo stack capisco che posso rilassarmi un po' e approdare comodamente al Day3.

E' il giorno della bolla e so che posso aumentare il mio record “in the money” negli EPT. Decido di nuovo per un approccio prudente, dal momento che ci sono diversi giocatori “corti” e io posso aspettare con il mio stack di guadagnare posizioni senza correre troppi rischi. Ho giocato complessivamente poche mani, più o meno guadagnando qualcosa dalla maggior parte dei piatti in cui entravo. Con questo atteggiamento ho ottenuto anche grande rispetto dai tavoli ai quali ho preso parte. Il momento della svolta è stato quasi verso la fine della giornata, quando sono riuscito a raddoppiare su un avversario, piuttosto aggressivo, con {a-Spades}{q-Spades} contro i suoi {j-Clubs}{j-Diamonds} in all in preflop. Il flop {10-Diamonds}{q-Clubs}{10-Clubs} mi ha regalato subito la donna e poi non c'è stata più storia. Con questo piatto sono salito a 648.000 chips, nel frattempo la bolla è scoppiata e io sono entrato negli ultimi 24 che si giocano l'accesso al tavolo finale.

Nella fase “pre tavolo finale” quello che conta sono le chips, il controllo del proprio stack e di quello degli avversari. Di norma gioco questa parte del torneo con il mio stile classico, ovvero abbastanza “tight” nella selezione delle mani, ma quando entro nel piatto lo faccio con aggressività, dal momento che in questa fase ogni pot conta, con livelli alti anche portare a casa i bui serve! Il momento clou per me è arrivato dopo qualche ora quando dopo un paio di rilanci preflop mi sono trovato da SB con {a-Clubs}{a-Hearts} in mano e visti i due precedenti rilanci ho deciso di andare all in, convinto che almeno uno dei due avversari avrebbe chiamato: infatti è andata così, l'original raiser passa, il secondo chiama e gira {10-Hearts}{10-Diamonds}. Dal board nessun aiuto per lui (addirittura il terzo A) e chips importanti (e un avversario in meno) per me!

Nel frattempo i miei avversari si erano eliminati tra loro (a dire il vero ci sono state un paio di mani pazzesche...) e questo mi ha consentito di agguantare il sesto tavolo EPT della mia carriera.

Purtroppo il tavolo finale non è andato esattamente come mi aspettavo, anche perché la voglia di fare il “botto” dopo cinque tentativi era tanta. Alla fine sono uscito al sesto posto e, nonostante la gioia finale, un po' di rimpianto resta, dal momento che ero partito bene arrivando con un paio di piatti quasi a quota 2.800.000 chips, mentre due avversari erano già fuori. A questo punto restiamo in sei per il titolo e più o meno siamo tutti vicini di stack.

Dopo circa un'ora e mezza di gioco sono sul bottone e il dealer mi dà {a-Clubs}{j-Diamonds}. Faccio un raise di 125.000, ma lo SB, Stefan Mattsson, molto rapidamente controrilancia a 350.000; il BB folda. A questo punto un pensiero si materializza dentro di me: mi sta “rubando”, anche perché si tratta di un giocatore piuttosto aggressivo, come tutti i nordici. Decido di mandare tutto, più di 2.000.000 di chips! Mattsson fa “instant call” e purtroppo per me gira {q-Hearts}{q-Clubs}, sto abbondantemente sotto...Il board non mi aiuta, con {6-Diamonds}{k-Hearts}{4-Clubs}{q-Diamonds}{6-Clubs}, se non una flebile speranza al turn, quando la {q-Diamonds} che dà il set al mio avversario apre per me una possibilità di scala ad incastro al river con un 10, che però non si materializza!

La rapidità con cui l'avversario ha controrilanciato, il fatto di avere un'immagine solida al tavolo e soprattutto la possibilità di giocare il torneo con calma visto lo stack, mi fanno pensare che avrei anche potuto passare la mano. AJ è una mano apparentemente forte, ma in realtà rischia di essere dominata da troppe altre situazioni: ha un vantaggio al massimo con mani tipo KQ, KJ, A10 a scendere, ed è in coin flip (cioè in questo caso comunque in svantaggio, anche se marginale) con tutte le coppie a partire da 1010 in giù.

Tutte mani queste che anche un giocatore aggressivo come Mattsson non credo arrischierebbe a rilanciare contro un “solido” come me.

Per inciso, questa situazione ha un po' il sapore di un deja vu, dal momento che con la stessa mano (AJ vs QQ) sono uscito al sesto posto all'EPT Grand Final di Montecarlo 2008...no comment! Credo che spenderò ancora un po' di tempo a riflettere su questa mano, però non troppo dal momento che è già ora di un nuovo torneo e voglio arrivare con la mente rilassata il più possibile.

Vi aspetto tutti a Sanremo per la sesta tappa dell'Italian Poker Tour dal 10 al 14 dicembre! Un saluto a tutti!

Luca Pagano

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