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I Tornei di Poker con Jeremiah Smith: Credi nelle tue letture, Parte 2

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In quel momento aveva perfettamente senso. La mia mano era insignificante — quindi avrei usato la mia superiore abilità per superare il mio avversario e vincere questo piatto. Mi sentivo come se avessi una buona lettura su di lui e credevo che chiamare con qualsiasi due carte in position sarebbe stato redditizio. Invece, il mio piccolo tentativo di vincere contro Jonathan Edwards stava per ritorcermi contro.

Ad essere sinceri, c’è tutto un contesto per quella mano. Il poker è un gioco situazionale; mi sono trovato in questa particolare situazione perchè avevo vinto contro questo giocatore per un paio di livelli, aggiudicandomi tutti i piatti in cui avevamo giocato. Avevo pensato che avrei dovuto essere in grado di continuare questo trend. A lui piaceva giocare un sacco di piatti da qualsiasi posizione, e io ho indebitamente pensato che stesse preparandosi per guardare un po’ di TV quando ha aperto la prima mano al tavolo under the gun (quando è successo, sembrava come se fossi io quello che stava dimostrando qualcosa).

Ma, Albert Kim non era uno stupido; da ciò che ho capito era un habitué dei medium stakes no-limit games a Los Angeles. Ha aperto under the gun ed io ho chiamato in late position con una mano orribile e ingiocabile in questa fase del torneo, 6-3 suited. In questa situazione, non stavo cercando di connettermi al flop piuttosto cercavo di aggiudicarmi il piatto se avessi avuto sentore di qualsiasi tipo di debolezza.

Comunque, quando ha visto il dealer girare e mostrare un flop con 10-6-4, Kim ha fatto una cosa che non ho mai visto prima. Mi ha ricordato il famoso strizzare il naso di Samantha in “Vita da strega”, eccetto per il fatto che lo ha fatto con la bocca. Tutti impiegano in qualche modo la loro energia nervosa; questo è il fondamento per leggere i messaggi non verbali. In questo caso, non avendo mai visto Kim corrugare le labbra poi muoverle da un lato all’altro, ho deciso che sarebbe dovuto significare debolezza. Naturalmente, ho “dato corda alla mia lettura” ed ho rilanciato. Invece di foldare come avevo creduto succedesse, il piccolo strizza labbra mi ha seguito ancora. Questa volta, Kim ha dichiarato un altro raise, trasferendo la gran parte del suo stack nel piatto. Che è quello che si fa quando si floppa un tris.

Ops.

Sfortunatamente, a differenza delle centinaia di mani che ho giocato durante il main event, questa era in quella manciata che sono state trasmesse su ESPN. Quando Lon McEachern dice, “Smith sta per rilanciare con la sua insignificante coppia di sei,” è risultato naturale che finissi per sembrare una completo deficiente. Questo perché stavo giocando perfettamente quel ruolo. Non c’era ragione per me di essere in quel piatto con quel tipo di mano.

Uno dei problemi dell’avere troppa fiducia nella propria abilità di lettura è dimenticare che ogni tanto il tuo avversario può beccare una mano buona. Ho gettato oltre 150,000 in preziosissime chips tentando di aggiudicarmi un piatto in cui non dovevo proprio essere. Eravamo troppo in fondo al torneo per pasticciare con questo tipo di mani speculative.

E, dal momento che non ha funzionato la prima volta, ho pensato che sarebbe stato meglio provarci di nuovo. Questa iper-confidenza ha portato un epico spreco di quasi un terzo dei 1.4 milioni del mio stack prima che le cose ritornassero sotto controllo e che facessi i necessari adattamenti. Se avessi risparmiato quelle fiches, probabilmente avrei finito quella giornata intorno alla soglia dei due milioni, invece di dovermi accontentare di poco meno di un milione. Se lo avessi fatto, è possibile che sarei riuscito a sopravvivere alle gelate ed alle bad beats che sarebbero arrivate al Day 5.

Ci sono diversi problemi con il mio approccio a questa mano. Non ho mai smesso di considerare la gamma delle mani possibili di Kim. Non ho mai cercato di attribuirgli nulla che non fosse un bluff. Non ho mai soppesato il grosso rischio rispetto alla ricompensa, più bassa. Ho giocato una mano assurda che non aveva alcun valore a questo punto del torneo. La “fiducia” che ho guadagnato dal “credere nella mia lettura” nelle prime mani, ha rinforzato estremamente la brutta abitudine di mettermi in queste situazioni ridicolmente stupide.

Nel mio articolo precedente, ho sottolineato l’importanza di seguire le tue letture, in questo, sottolineo la pericolosità del crederci troppo. Dovresti lasciare che la tua crescente abilità nel leggere i segnali psicologici e le strutture delle puntate integri il tuo gioco, non che travolga tutto il resto. Ricorda, alla fine dei conti,che le carte continuano a parlare e la mano migliore resta quella che vince.

Lo scrittore Jeremiah Smith, un vero veterano del poker, ha dimostrato le sue abilità al tavolo con la sua ottima performance al Main Event delle WSOP 2008. Ogni settimana Jeremiah condivide le sue idee sui tornei con il lettori di PokerNews.

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